top of page
INTRO_INTERVISTE_-removebg-preview (1)_e

La radio Gen Z per la Gen Z

Radio

Talk 

GenZ

  • Tiktok
  • Instagram
  • Youtube

Francesco: Quando il Rap incontra Dante

  • Immagine del redattore: Radio Talk Z
    Radio Talk Z
  • 31 gen
  • Tempo di lettura: 9 min

Aggiornamento: 1 apr


Se c’è una cosa che abbiamo imparato frequentando il mondo della musica emergente, è che le etichette stanno strette a tutti. Siamo abituati a vedere rapper con codici estetici ben precisi, un linguaggio codificato e tematiche che spesso – diciamocelo – tendono a ripetersi. Ma cosa succede quando il microfono passa a qualcuno che si presenta in giacca e camicia, con l'eleganza di chi ama i classici e la fotta di chi ha studiato i grandi maestri della metrica? Succede che nasce qualcosa di inedito, un mix affascinante che unisce le barre serrate dell'Hip Hop con le terzine incatenate di Dante Alighieri.


Oggi vi portiamo nel mondo di Francesco, un artista classe ’93 che sta provando a fare qualcosa di decisamente controcorrente. Ospite ai microfoni di Radio 2 Gen Z, Francesco ci ha aperto le porte del suo universo creativo, raccontandoci un percorso fatto di precocità, blocchi emotivi, una riscoperta viscerale della Divina Commedia e una voglia matta di raccontare la modernità attraverso allegorie antiche.


Non è un professore, non è un laureato in lettere che vuole darvi lezioni dall'alto: è un appassionato vero, cha trovato nelle rime del Sommo Poeta la chiave per decifrare il caos del 2024.


Mettetevi comodi, stappate una lattina della vostra bevanda preferita e preparatevi a un viaggio che va dalla "selva oscura" ai feed di Instagram, perché la storia di Francesco ha molto da dire alla nostra generazione.


Le origini: da un gufo argentato ai primi beat in cameretta

Per capire la traiettoria di un artista, bisogna sempre riavvolgere il nastro fino all'inizio. E nel caso di Francesco, la partenza è stata decisamente precoce, quasi da enfant prodige della penna. Non stiamo parlando dei soliti freestyler che iniziano a rappare nei parchetti a 16 anni per impressionare gli amici. Qui si va molto più indietro, fino alla fine degli anni '90.


Pensateci: correva l'anno 1999, Francesco aveva appena sei anni e non sapeva nemmeno scrivere bene in corsivo. Eppure, l'urgenza di comunicare era già lì, pronta a esplodere. Il suo primo "testo" non è stato scritto di suo pugno, ma dettato alla mamma che faceva da scriba.


E no, non parlava di giocattoli o cartoni animati, ma di un’immagine onirica e potente: un gufo argentato che volava lungo un fiume. Questa immagine, così evocativa per un bambino di quell'età, è il primo seme di quella sensibilità lirica che anni dopo sarebbe diventata il suo marchio di fabbrica.


La musica è arrivata poco dopo, intorno ai nove anni, quasi come una conseguenza naturale della scrittura. Ma è verso i quattordici anni che le cose si fanno più serie con l'arrivo della chitarra. Francesco racconta di aver imparato da autodidatta, un classico percorso di chi ha il fuoco dentro ma deve trovare da solo gli strumenti per domarlo.


Anche se oggi ammette con onestà di "strimpellare" e di non usare la chitarra nelle sue produzioni attuali – preferendo affidarsi ai beat digitali – quello strumento è stato fondamentale per educare l'orecchio alla melodia e alla struttura della canzone.


C’è una tenerezza incredibile e molto "nostalgica" nel racconto dei suoi primi esperimenti adolescenziali: canzoni dedicate ai nonni per esprimere affetto puro, registrazioni fatte con lettori MP3 nei primi anni 2000, basi suonate su pianole giocattolo e voci spesso fuori tempo. Chi di noi non ha mai provato a registrare qualcosa nella propria cameretta sentendosi una rockstar internazionale?


La differenza è che per Francesco quella non era solo una fase di passaggio, ma l'incubazione lenta e costante di un bisogno espressivo che, anni dopo, avrebbe trovato la sua strada maestra attraverso il rap.


Il salto di qualità: dall'MP3 alla Moon Records

Tutti gli artisti devono affrontare, prima o poi, il grande salto: passare dalla modalità "faccio tutto io nella mia stanza" al lavoro in uno studio vero, con dei professionisti che sanno dove mettere le mani sul mixer. Per Francesco, che ha passato anni a scriver

e e cancellare, a registrare e buttare via, questo passaggio è stato cruciale per trovare la sua vera identità sonora.


Fino a poco tempo fa, il suo approccio era totalmente Do It Yourself. E per quanto il fascino del "fatto in casa" abbia un suo perché, specialmente nella cultura lo-fi e indie che spopola su SoundCloud, quando vuoi portare un progetto complesso come il suo a un livello superiore, hai bisogno di una squadra. La firma con l'etichetta Moon Records, avvenuta circa un anno fa, ha segnato questo spartiacque fondamentale.


La differenza? Abissale. Francesco spiega chiaramente come lavorare con un team cambi completamente la prospettiva artistica. Non si tratta solo di avere microfoni migliori o software di mixaggio più costosi. Si tratta di avere un confronto umano e tecnico. Quando sei da solo, sei il giudice, la giuria e il boia delle tue opere; rischi di non vedere i difetti o di essere troppo severo con te stesso.


In studio, invece, c’è qualcuno che ti dice come scandire meglio una parola per farla arrivare dritta allo stomaco dell'ascoltatore, come dare più intenzione a una frase, come valorizzare quel concetto che avevi in testa ma che non riuscivi a far uscire come volevi.


E poi c'è l'aspetto visivo, che oggi conta quasi quanto la musica. Nell'era di TikTok e YouTube, la musica si guarda tanto quanto si ascolta. Grazie al supporto di un'etichetta, Francesco ha potuto realizzare videoclip professionali, con videomaker veri, luci giuste e una regia che supporta la narrazione.


Questo è vitale per un progetto come il suo, che si basa su testi densi e riferimenti culturali: l'immagine deve essere all'altezza delle parole per non risultare amatoriale. Il passaggio al professionismo non ha snaturato la sua creatività – i testi rimangono al 100% opera sua, scritti nei suoi momenti di isolamento creativo – ma ha fornito alla sua musica la cornice luccicante che meritava per poter competere nel mercato odierno.


Dante nel 2024: la "Selva Oscura" siamo noi

Arriviamo al cuore pulsante del progetto di Francesco. Definire il suo genere non è semplice e lui stesso ci tiene a fare chiarezza. Lui lo chiama Hip Hop, e stilisticamente lo è: ci sono i beat, c'è il ritmo, c'è la scansione metrica tipica del rap. Ma se vi aspettate testi che parlano di soldi, auto veloci o dissing da strada, siete fuori strada. Francesco è, anche visivamente, l'antitesi dello stereotipo del rapper: ama vestire in giacca, camicia, e conduce un lifestyle tranquillo, lontano dagli eccessi spesso ostentati nel genere. Eppure, il suo amore per l'Hip Hop è viscerale, nutrito da ascolti che vanno dal rap italiano più di nicchia a quello americano più mainstream.


La vera magia accade quando questo sound moderno si scontra con la sua più grande passione da autodidatta: la Divina Commedia. Francesco studia l'opera di Dante da cinque anni per puro piacere personale e ha deciso di usarla non come un esercizio di stile scolastico, ma come una lente d'ingrandimento per leggere il presente.


Il suo primo singolo con Moon Records, intitolato proprio Selva Oscura, è il manifesto di questa fusione. Ma attenzione: non è una lezione di italiano in musica. La "selva" di cui parla Francesco non è solo quella in cui si è perso Dante nel 1300. È una metafora potente e attualissima delle nostre giungle moderne.


Di cosa parla il pezzo? Della nostra perdizione quotidiana. Parla della dipendenza tossica dai social media che ci fa vivere vite filtrate e irreali, della crisi climatica che minaccia il nostro futuro, delle guerre che sembrano non finire mai e ci lasciano impotenti. Francesco prende l'angoscia dantesca e la trasla nel 2024, usando le citazioni del Sommo Poeta per dare profondità e gravitas a problemi che viviamo sulla nostra pelle ogni giorno. È un modo per dire: "Ehi, quel senso di smarrimento che provi scrollando il feed alle tre di notte? Dante lo aveva già capito, e io te lo racconto con un beat sotto".


È importante sottolineare, come fa lo stesso Francesco, che questa non è una strategia di marketing calcolata a tavolino, ma una fase creativa sincera. Magari tra un anno scriverà di tutt'altro, perché l'ispirazione – come dice lui saggiamente – "fa un po' come le pare". Ma per ora, il connubio tra terzine e barre è la chiave di volta del suo stile.


Oltre il blocco creativo: accettarsi

Il percorso di un artista non è quasi mai una linea retta che va dal punto A al punto B. Spesso è un groviglio di curve, stop improvvisi e ripartenze. Francesco non fa eccezione. Durante l'intervista, ha toccato un tasto dolente ma fondamentale per molti creativi della Gen Z e non solo: il blocco creativo e la difficoltà di accettare la propria natura artistica.


Per anni, tra il 2015 e il 2019, Francesco ha scritto pezzi che, riascoltati oggi, definisce "poetici ma fiacchi". Mancava l'energia, mancava la convinzione. Perché? Perché stava vivendo una vita che non sentiva sua. C'era una discrepanza tra quello che la società si aspettava da lui – il "bravo ragazzo" con una carriera standard e una vita ordinaria – e il fuoco che gli bruciava dentro quando prendeva la penna in mano.


Questa scissione interiore lo portava a scrivere e poi a stare male, come se l'atto creativo fosse una violazione di una regola non scritta. Quanti di noi si sono sentiti così? Quanti hanno messo da parte una passione perché "non è un lavoro vero" o perché "cosa penseranno gli altri"?


La svolta è arrivata con l'accettazione. Francesco ha dovuto capire che gli esseri umani sono complessi, sfaccettati. Non siamo monodimensionali. Si può essere persone serie e composte e, allo stesso tempo, avere bisogno di sputare rime su un microfono per sentirsi vivi.


Lo studio di Dante è stato terapeutico anche in questo: vedere come un gigante della letteratura abbia messo a nudo le proprie debolezze e i propri peccati ha dato a Francesco il coraggio di fare lo stesso. Superare il giudizio altrui è stato il primo passo per sbloccare quella energy che oggi si sente prepotente nei suoi brani.


Pier della Vigna e le catene della dipendenza affettiva

Se Selva Oscura era uno sguardo sul mondo esterno, Pier della Vigna, è un tuffo nelle profondità dell'animo umano e delle relazioni tossiche. Anche qui si attinge a piene mani dall'Inferno dantesco.


Per chi non ha fresco il ripasso scolastico: Pier della Vigna era un potente consigliere dell'imperatore Federico II, un uomo che aveva tutto ma che fu distrutto dall'invidia di corte. Calunniato, caduto in disgrazia e incapace di sopportare il disonore, si tolse la vita. Dante lo colloca nel girone dei suicidi, trasformato in un albero nodoso e sofferente.


Ma Francesco, con la sensibilità tipica della nostra generazione, rilegge questo mito in chiave psicologica moderna. Nel suo brano, il suicidio di Pier della Vigna diventa la metafora estrema della dipendenza affettiva. Quella condizione in cui non riesci a vivere senza l'approvazione dell'altro, in cui la tua felicità dipende totalmente da una persona esterna a te. Quando quella persona viene a mancare o ti tradisce, ti senti annullato, come se ti fossi tolto la vita pur restando fisicamente vivo.


È un tema pesantissimo e coraggioso. Francesco ammette che tutti i suoi pezzi sono autobiografici: ha vissuto sulla sua pelle quelle emozioni contrastanti, quel senso di annullamento. Scrivere Pier della Vigna è stato catartico, terapeutico. È la dimostrazione che l'arte serve a trasformare il dolore in qualcosa di bello, o almeno di condivisibile. Il video del brano, girato in modo professionale, lo vede protagonista anche come attore, un'esperienza che gli ha permesso di esorcizzare ulteriormente quei demoni. Come dice lui: "Se Dante non ha avuto paura di mostrare le sue debolezze, chi sono io per nascondere le mie?".


I maestri di Francesco? da Eminem a Murubutu

Nessun artista nasce dal nulla. Anche Francesco ha dei padri nobili, dei riferimenti che guidano la sua mano e la sua voce. Quando gli si chiede con chi vorrebbe collaborare, la risposta è duplice e rivela perfettamente le due anime della sua musica: la tecnica brutale e la narrazione colta.


Da un lato c'è il mito irraggiungibile: Eminem. Può sembrare strano accostare il rapper biondo di Detroit a Dante Alighieri, ma Francesco vede un filo rosso che li unisce: l'introspezione e la capacità di usare l'arte come valvola di sfogo per sofferenze atroci. Ma non è solo questione di dolore. Francesco ammira in Eminem la tecnica mostruosa, la capacità di incastrare rime impossibili, di giocare con le assonanze (come nella sequenza "acqua-guarda-palla") e di variare il flow in modo schizofrenico e geniale. Album come Relapse, spesso sottovalutati, sono per lui vere e proprie bibbie di metrica rap.


Dall'altro lato, c'è un riferimento più vicino, più accessibile ma altrettanto nobile: Murubutu. n rapper e professore di storia e filosofia che ha fatto dello storytelling colto la sua cifra stilistica. Ha persino scritto un album intero dedicato all'Inferno di Dante (Infernum, con Claver Gold), che è stato fondamentale per far appassionare Francesco alla Commedia.


Una collaborazione con Murubutu sarebbe la chiusura del cerchio perfetta per il progetto di Francesco. Sarebbe l'incontro tra il maestro e l'allievo, tra chi ha aperto la strada al rap letterario in Italia e chi sta cercando di portarlo verso nuove direzioni, mescolandolo con un'estetica diversa e tematiche generazionali nuove.


In conclusione, Francesco è la prova vivente che la musica non ha confini rigidi. Si può amare il rap e la letteratura del '300, si può vestire eleganti e spaccare il beat, si può parlare di dipendenza affettiva citando un suicida medievale. La sua musica è una boccata d'aria fresca in un panorama spesso saturo di contenuti tutti uguali. Non sappiamo se tra un anno citerà ancora Dante o se passerà a Petrarca, ma una cosa è certa: la sua voce ha trovato il coraggio di uscire, e merita di essere ascoltata.

Tenete d'occhio le uscite di Moon Records, perché il viaggio nella selva oscura è appena iniziato.

 
 
 

Commenti


bottom of page