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Giovanni Ti Amo: Il "Coyote" che suona il violino e sogna.

  • Immagine del redattore: Radio Talk Z
    Radio Talk Z
  • 16 dic 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Ciao e benvenuti a bordo dell'arca di Radio Talk Gen Z, lo spazio sicuro dove le storie degli altri non sono solo storie, ma diventano fonte d'ispirazione.


Oggi non facciamo una semplice intervista. Allaccia le cinture, metti in play la tua Lofi girl preferita per la concentrazione, e preparati a esplorare l'universo di Giovanni Ti Amo.



Se non avete ancora ascoltato il suo nuovo album "Coyote", fermatevi un attimo, mettetelo in play e tornate qui, perché stiamo per scoprire cosa passa nella testa di un musicista che mescola la classica, l'elettronica e la vita on the road con i suoi amici. Pronti? Via.


Dal violino alla drum machine: genesi di un talento

Partiamo dalle basi. Quando capisci che la musica è la tua strada? Per Giovanni, la risposta è disarmante nella sua semplicità: non l'ha mai capito davvero, perché è sempre stata lì. Non c’è stato un momento "eureka", ma un flusso continuo.


Immaginatevi un bambino di cinque anni che prende in mano un violino. Ecco, quello era lui. Per Giovanni, suonare è naturale come bere il caffè la mattina. È un gesto quotidiano, privo di sforzo, quasi fisiologico. Il violino è stato il suo primo amore, lo strumento che non ha mai abbandonato e su cui, parole sue, si sente più "skillato".


Ma l'adolescenza, si sa, porta cambiamenti. Intorno agli 11-12 anni, grazie agli ascolti del padre, Giovanni scopre la chitarra e il mondo si allarga. Da lì è un effetto domino: arriva il basso, poi i synth, la drum machine e tutto il mondo della produzione. Oggi si definisce uno che "suona male un po' di tutto", ma il cuore resta legato a quel primo archetto.


C’è però un sogno nel cassetto: il violoncello. Giovanni ammette di volerlo imparare da anni, affascinato dalle distanze più ampie tra le note rispetto al violino. Spoiler: secondo noi, prima o poi, quel violoncello se lo comprerà davvero.


Scrivere canzoni (e nasconderle ai genitori)

Se suonare è stato naturale, scrivere è stato un processo più misterioso. Giovanni ci ha raccontato di non ricordare esattamente il "primo testo", ma ha sbloccato un ricordo tenerissimo: una canzone in inglese, scritta a dieci anni.


La cosa divertente? L'aveva immaginata musicalmente ma non aveva gli strumenti per suonarla. E soprattutto, l'aveva nascosta per non farla leggere ai suoi genitori. Chi di noi non ha mai nascosto un diario o un foglio pieno di pensieri cringe da piccolo?


La vera scrittura, quella "pubblica", inizia con le band del liceo, ma è con il trasferimento a Milano e l'uscita del primo EP, "Don Giovanni", che le cose si fanno serie. Lì Giovanni si scontra con la realtà dell'industria musicale: etichette, A&R, uffici stampa.


Un mondo nuovo, tecnico, a tratti spaesante per chi era abituato solo a suonare nella sua cameretta o in sala prove. Ma, come un vero camaleonte, ha imparato a nuotare anche in quel mare.


"Ti Amo": storia di un errore fortunato

Ok, domanda da un milione di dollari: da dove arriva il nome d'arte Giovanni Ti Amo? C'è dietro una storia d'amore strappalacrime? Una dedica sofferta? Assolutamente no. È colpa del correttore automatico.


Sì, avete letto bene. Doveva uscire un pezzo nel 2020/2021, serviva un nome al volo. Lui scrive "Giovanni" sul telefono e il T9 suggerisce "Ti Amo". Boom In quel periodo frequentava un collettivo di amici chiamato "Sei la mia vita", molto legato all'estetica dei graffiti e delle scritte sui muri di Caserta.


Quel nome fittava perfettamente con il mood urbano e romantico della sua crew. A volte le cose migliori nascono davvero per caso.


L'evoluzione: da Ultrafragola a Coyote

Parliamo di musica suonata. C'è stato un grosso step evolutivo tra i suoi lavori passati (come Ultrafragola) e il nuovo album "Coyote".


Se prima la musica nasceva spesso da loop di Ableton e dinamiche elettroniche, ora c'è un ritorno alla forma canzone pura. Giovanni ha sentito l'esigenza di curare di più le parole, di comunicare concetti universali e crudi. Voleva che il messaggio arrivasse dritto, senza troppi filtri digitali.


Ma perché proprio "Coyote"?Il titolo non è a caso. Giovanni si rivede in questo animale per la sua capacità di adattamento. Il coyote sopravvive in ogni habitat; Giovanni sopravvive in ogni habitat sociale. Si definisce malleabile, capace di stare bene ovunque, un po' per istinto di sopravvivenza, un po' per natura.


È un titolo che parla di resilienza e di trasformazione. E poi, diciamocelo, graficamente e foneticamente spacca.


La magia del Live e la "Van Life"

Quando gli si chiede qual è il ricordo più bello legato alla musica, Giovanni non ha dubbi: il furgone. Il tour invernale del 2024 con Ultrafragola è stato magico. Immaginatevi la scena: fuori è grigio, fa freddo, la gente in autostrada corre per andare a lavorare, stressata. E poi c'è lui, con i suoi migliori amici, stipati in un van, che vivono quella che sembra una vacanza continua.


Questa è l'essenza del tour per lui: girare l'Italia con la propria "famiglia" scelta, suonare e godersi quel distacco dalla realtà ordinaria.E a proposito di live, preparatevi: a gennaio parte il nuovo tour di "Coyote".


Giovanni non vede l'ora perché questi pezzi sono stati scritti proprio per essere suonati dal vivo. Anche se nel cuore restano hit come "Super Orgasmo" e "Cocktail di Gamberi", che dal palco sprigionano un'energia unica.


Il futuro: tra Rolling Stones e sintetizzatori

Dove sta andando Giovanni Ti Amo? Il suo presente è Pop Rock, ma il futuro è un'incognita affascinante. Ultimamente si sta riavvicinando all'elettronica, ai sample e alla ricerca sonora pura.


Potrebbe uscire con un disco super prodotto, pieno di synth, oppure fare l'esatto opposto: canzoni nude, scarne, solo emotività. Questo stato di "poca definizione" è proprio quello che gli piace. Quella sensazione che c'è qualcosa nell'aria, una suggestione che prima o poi prenderà forma.


E se potesse sognare in grande? Vorrebbe fare un pezzo con i Rolling Stones. Non per forza registrarlo, eh. Gli basterebbe suonarlo insieme a loro, in una stanza, così, per il gusto di farlo. E onestamente, chi siamo noi per dirgli che non succederà?

Il suo nuovo album "Coyote" è un viaggio nella capacità di adattarsi senza perdere se stessi. Se vi piace la musica che sa di asfalto, di viaggi in furgone e di sentimenti che ti colpiscono allo stomaco, sapete cosa ascoltare.

 
 
 

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