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Lali: Tra Country Vibes E "Amarsi Nella Solitudine".

  • Immagine del redattore: Radio Talk Z
    Radio Talk Z
  • 20 dic 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Ciao e benvenuti a bordo dell'arca di Radio Talk Gen Z, lo spazio sicuro dove le storie degli altri non sono solo storie, ma diventano fonte d'ispirazione.


Oggi non facciamo una semplice intervista. Allaccia le cinture, metti in play la tua Lofi girl preferita per la concentrazione, e preparati a esplorare l'universo di Lali.

Se c'è una cosa che abbiamo imparato navigando tra i feed di TikTok e le playlist di Spotify, è che l'autenticità non si può simulare. O ce l'hai, o non ce l'hai. E Lali – al secolo Alessandro – di autenticità ne ha da vendere.


Non è solo un artista che "fa musica", è un ragazzo che ha deciso di trasformare il proprio caos interiore in una vibrazione collettiva. Lo abbiamo incontrato per una chiacchierata senza filtri, un vero e proprio POV sulla sua vita, sulla sua carriera e su quella costante necessità di amarsi che attraversa ogni sua barra.


Dalle origini del suo nome d'arte fino al sogno di portare il country in Italia, ecco tutto quello che dovete sapere su uno dei talenti più interessanti del momento.


Oltre il nome d’arte: le radici profonde dell'amarsi fin da piccoli

Iniziamo dal principio, perché ogni grande storia ha un origin story degna di un film Marvel. Perché "Lali"? Non è un nome scelto a tavolino da qualche agenzia di marketing, ma un ponte diretto con il "piccolo Alessandro".


A 3 o 4 anni, Alessandro non riusciva bene a pronunciare il suo nome. Invece di "Ale", usciva "Lali". I genitori hanno custodito questo aneddoto come un tesoro prezioso e, anni dopo, quando la musica è diventata seria, quel soprannome è tornato a galla. Scegliere Lali come nome d'arte significa, per lui, connettere il presente con l'infanzia, un atto di fedeltà verso se stessi.


È il primo passo per amarsi: non dimenticare chi eravamo quando il mondo non ci aveva ancora chiesto di diventare grandi. Lali rappresenta la sua parte più espressiva, quella che non ha paura di mettersi a nudo davanti a un microfono. È la dimostrazione che, a volte, per andare avanti bisogna saper guardare indietro e abbracciare quella versione di noi che ancora balbettava ma aveva già tantissimo da dire.


Dalla breakdance al freestyle

Il percorso di Lali non è stato un rettilineo. Prima di chiudersi in studio, il suo linguaggio era il corpo. A 10 anni si muoveva tra breakdance e hip hop, assorbendo il ritmo della strada. Poi, grazie agli amici e alle prime rime improvvisate, è arrivato il freestyle. Ma la vera svolta è avvenuta a 13 anni. In un periodo complicato, segnato da esperienze negative che avrebbero potuto abbattere chiunque, Alessandro ha trovato nella scrittura il suo safe place.


Per tre anni, dai 13 ai 16, si è letteralmente barricato in camera a studiare, scrivere e cancellare. Niente pubblicazioni, niente smania di hype, solo un duro allenamento per imparare a maneggiare le parole.


Ha capito che scrivere era l'unico modo per sfogare il dolore e iniziare, finalmente, ad amarsi davvero. Il successo è arrivato poi quasi per gioco: a 17 anni pubblica "Instagram" su YouTube e il suo paese esplode. Uscendo da scuola, sentiva tutti cantare il suo ritornello.


Lì ha capito che la sua terapia personale stava diventando la colonna sonora degli altri. Non era più solo un hobby, era una missione.


Country vibes e sogni mondiali

Se pensate che Lali sia un artista incasellabile in un solo genere, siete fuori strada. La sua parola d'ordine è sperimentazione.


Ha già toccato la dance, l'afro e il reggaeton, ma il suo vero "chiodo fisso" oggi è qualcosa di inaspettato: il country. Ispirato dal recente cambio di rotta del suo idolo Post Malone, Lali sogna di portare quelle sonorità polverose e malinconiche in Italia.


"In Italia non c'è nessuno che faccia country di alto livello", ci confessa, consapevole che sia un terreno scivoloso. Eppure, la voglia di rischiare è ciò che lo tiene vivo.


Sperimentare significa avere il coraggio di uscire dalla propria comfort zone, un altro modo fondamentale per amarsi come artista. Non restare bloccato in quello che gli altri si aspettano, ma seguire il proprio istinto, anche se questo significa chiudersi in studio per dieci ore di fila con i producer Kevin Payne e Becker a creare qualcosa di totalmente nuovo. Il suo obiettivo?


Non essere una copia, ma un pioniere che non ha paura di fallire pur di restare fedele alla propria visione musicale.


La solitudine: il coraggio di amarsi

Parliamo del suo ultimo singolo, un titolo che è un ossimoro potentissimo: "Amarsi nella solitudine". Nato da una sessione intensiva di dieci ore, il brano è un manifesto di resilienza. Nonostante l'amarezza per l'esclusione da Sanremo Giovani – un colpo duro, ma incassato con maturità – Lali considera questo pezzo come il suo preferito in assoluto.


Il concetto dietro la canzone è profondo: spesso ci rifugiamo nei ricordi per paura di affrontare il vuoto, ma restare attaccati al passato solo per non sentirsi soli è una trappola. "Bisogna imparare ad amarsi a prescindere dalle relazioni o dalle esperienze vissute", spiega. La solitudine non deve essere un limite, ma uno spazio in cui ritrovarsi.


Il messaggio è chiaro: non potete dipendere da qualcun altro per sentirvi completi. Bisogna avere il coraggio di camminare al margine della solitudine senza caderci dentro, trasformando quel silenzio in una forza motrice per andare avanti.


È un pezzo che parla a chiunque si sia sentito "ghostato" dalla vita, ricordandoci che l'unico amore che non ci tradirà mai è quello che nutriamo per noi stessi.


Il palco come terapia

Cosa succede quando la musica di Lali incontra il pubblico? Scintille. Brani come "Ecstasy"

creano il panico (in senso buono, ovviamente), trasformando i live in un banger party senza fine.


Ma sono pezzi come "Solo con me" o "Polo Nord" a mostrare la sua vera anima. Vedere la gente emozionarsi per testi che parlano della lotta interiore con se stessi è ciò che lo ripaga di ogni sacrificio. Il filo conduttore di tutto il suo lavoro è, e rimarrà sempre, l'amore nelle sue mille forme: per la famiglia, per gli amici, per l'arte. "L'odio non porta da nessuna parte, l'amore può salvare il mondo", dice con una convinzione che non lascia spazio a dubbi. La sua musica vuole essere un "posto sicuro" per chi la ascolta, un promemoria costante della necessità di amarsi anche quando tutto sembra andare a rotoli.


E mentre aspettiamo gennaio per i nuovi singoli, il consiglio è uno solo: andate su Spotify, pompate "Amarsi nella solitudine" nelle cuffie e ricordatevi che, come dice sempre Lali a fine intervista, la cosa più importante è non smettere mai di volersi bene.


Perché alla fine della giornata, se non siamo noi i primi a sostenerci, chi lo farà?

 
 
 

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