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plasma: La sincerità viscerale che trasforma il dolore in musica

  • Immagine del redattore: Radio Talk Z
    Radio Talk Z
  • 5 ago
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 6 ago

Nel panorama musicale contemporaneo, dove tutto corre alla velocità di un reel e l'apparenza sembra dominare su ogni cosa, trovare un artista che mette la verità davanti al filtro bellezza è come trovare un’oasi nel deserto. Oggi parliamo di plasma, un nome che non è solo un’etichetta, ma un vero e proprio manifesto di autenticità creativa. Lo abbiamo incontrato virtualmente su un terrazzo, con il sole in faccia e una visione della vita che è un mix perfetto tra la fragilità della Generazione Z e la forza di chi ha deciso che la musica non è un hobby, ma una necessità vitale.


Il battesimo del fuoco: perché proprio "plasma"?

Molti si chiedono da dove arrivi un nome d'arte così d'impatto. Non è una scelta estetica legata agli schermi ultra-piatti o a qualche concetto futuristico astratto. Il nome plasma nasce dal dolore, ma soprattutto dalla rinascita. Quando aveva solo 15 anni, l'artista ha vissuto un’esperienza ospedaliera che ha segnato un prima e un dopo. In quel letto d'ospedale, tra flebo e silenzi, è nata la sua prima canzone.


Il plasma è la componente liquida del sangue, ciò che trasporta nutrienti e vita in tutto il corpo. Scegliere questo nome significa ammettere che la musica è diventata, per lui, il nucleo vitale da cui tutto ha origine. Senza quella prima scintilla nata in una situazione di difficoltà, oggi non avremmo l'artista che conosciamo. È la dimostrazione vivente che l’autenticità creativa non si costruisce a tavolino, ma si estrae direttamente dalle cicatrici della propria storia personale.


Dalla cameretta al contratto con Sony Music: il sogno che prende forma


C'è un momento magico e quasi surreale nella vita di ogni musicista emergente: il passaggio dal digitale al fisico. plasma ci ha raccontato l'emozione di quando, negli uffici di Sony, si è ritrovato tra le mani il suo primo EP, intitolato "PERDIGIORNO".


Provate a immaginare: per mesi (o anni) hai lavorato su file audio, hai guardato grafiche su uno schermo, hai immaginato i tuoi disegni e le tue parole incastrate in un layout. Poi, improvvisamente, quel sogno astratto diventa un oggetto quadrato, solido, profumato di stampa fresca. Vedere le proprie foto e i propri disegni stampati su un CD è lo shock della realtà che bussa alla porta.


È il momento in cui capisci che non sei più solo "il ragazzo che canta nella sua stanza", ma un comunicatore che ha il potere di entrare nelle case e nelle orecchie di migliaia di persone.


Tre aggettivi per definire un suono: Onesta, Sporca, per Palati Fini

Se dovessimo analizzare il DNA musicale di plasma, dovremmo usare tre parole chiave che lui stesso ha scelto:

  1. Onesta: Perché non c’è spazio per il people pleasing. La sua musica non cerca di compiacere l’algoritmo, ma di raccontare una verità, anche quando questa è scomoda.

  2. Sporca: Lontana dalla perfezione artificiale dell’autotune estremo che cancella le emozioni. La "sporcizia" qui è sinonimo di umanità, di graffio, di vita vissuta.

  3. Per palati fini: Una sfida all'ascoltatore. Non è musica da "mordi e fuggi", ma richiede un'attenzione particolare per cogliere le sfumature emotive e testuali.


Questa triade definisce perfettamente cosa intendiamo per autenticità creativa: la capacità di restare fedeli a un'estetica che non cerca la perfezione, ma la connessione.


Alla scoperta di "Maledetto io"

Uno dei brani più significativi di plasma è senza dubbio "Maledetto io". C’è una frase, in particolare, che colpisce come un pugno nello stomaco e allo stesso tempo offre un abbraccio:


Siamo ragazzi in fondo, che vuoi che sia

Nello spazio tra depre e mania

Noi ancora troviamo magia


In questa riga è racchiuso tutto il manifesto della sua generazione. plasma parla apertamente della fragilità della salute mentale dei giovani d'oggi. Viviamo in un'epoca di sovraesposizione sociale, dove i modelli di successo sembrano irraggiungibili e il futuro appare spesso come un buco nero privo di prospettive. Eppure, in quello spazio stretto e claustrofobico tra la depressione e la mania, esiste ancora la possibilità di creare qualcosa di magico.


L’autenticità creativa di plasma risiede proprio qui: nel non nascondere la paura del futuro, ma nell'usarla come carburante per continuare a lottare, sperare e sognare. Non è un ottimismo tossico, ma una speranza consapevole.


Il processo creativo: quando la "pancia" vince sulla testa

Come nasce una canzone di plasma? Molti artisti passano settimane a limare una singola parola, a cercare la rima perfetta o l'arrangiamento più alla moda. Per Plasma, il processo è molto più viscerale. Spesso lavora in studio con il suo produttore: mentre il beat viene costruito in tempo reale, lui scrive il testo.


Quando la base è pronta, lui ha già le parole. Entra in cabina, registra e il gioco è fatto.


Questo approccio "di pancia" è fondamentale per mantenere intatta l'autenticità creativa. Se ci pensi troppo, inizi a costruire artifici. Se scrivi veloce, la testa non ha il tempo di attivare le sue resistenze e le sue bugie. La verità esce fuori prima che la ragione possa censurarla.


È un modo di fare musica che privilegia l'urgenza espressiva rispetto alla perfezione tecnica, e i risultati si sentono: le sue canzoni hanno il respiro della realtà.


Genova, il mare e l'ispirazione "On the Road"

Il luogo in cui vivi influenza inevitabilmente ciò che scrivi. Per plasma, il filo conduttore di tutto il suo EP è Genova. La città ligure, con i suoi caruggi e la sua vista infinita sul mare, è un elastico che lo tiene legato a sé. Anche quando viaggia per lavoro – tra Loano, la Toscana o la Sicilia – Genova rimane il porto sicuro a cui tornare.


C’è un posto speciale che plasma cita come sua "centrale energetica": Santa Croce, un santuario sopra un monte che domina l'intera città, da Portofino fino a Ponente. Andare lì con una tenda, passare una notte sotto le stelle guardando l'ampiezza del mare, è ciò che gli permette di ricaricare le pile.


L’ispirazione non arriva necessariamente mentre sei lì, ma è il ricordo di quell’ampiezza che ti permette di scrivere cose belle anche quando sei chiuso in un bus o fermo in una piazzola di sosta in autostrada. L'autenticità creativa si nutre di spazi aperti e di momenti di solitudine elettiva.


Il rapporto con i fan: non solo numeri, ma persone

In un'epoca di follower comprati e interazioni fredde, plasma vanta un rapporto con la sua fanbase che è commovente. Porta al polso i braccialetti che gli regalano le ragazze, si ricorda i nomi di chi lo segue ai live e resta sempre dopo i concerti per scambiare due parole.


C’è un valore profondo in questo: sapere che qualcuno si è tatuato un pezzo della tua canzone o che ti ringrazia perché la tua musica ha aiutato la sua famiglia a superare un momento difficile, dà un senso a tutto il lavoro.


Non si tratta di egocentrismo, ma di utilità sociale. L'autenticità creativa diventa un ponte: io sono sincero con me stesso, tu ti riconosci in quella sincerità e ti senti meno solo. È questo il vero miracolo della musica pop moderna.


L'esperienza ad "Amici" e la lezione della coerenza

Partecipare a un programma televisivo di grande successo come "Amici" può essere un’arma a doppio taglio. Molti artisti rischiano di perdersi, di snaturarsi per compiacere il grande pubblico o per adattarsi a un formato predefinito. plasma, invece, ne è uscito con una conferma fondamentale: rimanere se stessi è sempre l’idea migliore.


Ha imparato che si possono accettare compromessi logistici o lavorativi, ma non si può mai barattare la propria identità. La lezione più importante che si è portato a casa è che essere autentici al 100% è un surplus enorme, specialmente in un contesto competitivo.


La gente percepisce se stai recitando una parte o se sei davvero tu. La sua autenticità creativa è stata la sua bussola, permettendogli di esplorare nuovi territori senza mai perdere la strada di casa.


Il futuro: l'ispirazione e ... collaborazioni da sogno

Guardando al futuro, plasma ha le idee chiare. Se potesse scegliere un featuring italiano oggi, punterebbe tutto su Madame, un'artista che condivide con lui quella stessa

attitudine cruda e poetica. Ma se guardiamo oltre i confini, il suo cuore batte per una leggenda scomparsa troppo presto: Mac Miller.


Plasma definisce Mac Miller come un vero "papà artistico". Miller è stato l'esempio perfetto di come un artista possa evolversi, passare dal rap spensierato a riflessioni profonde sull'esistenza, mantenendo sempre un'onestà disarmante.


Anche se un featuring internazionale con lui non è più possibile, l'influenza di Mac Miller vive nella musica di plasma, in quella ricerca costante di un senso profondo da dare alle parole.

La sua autenticità creativa è un invito per tutti noi: non importa dove ti trovi – che sia un terrazzo a Loano, un bus per la Sicilia o la tua cameretta a Genova – l'importante è restare fedeli a quella scintilla interiore che ti rende unico.


La musica di plasma è un viaggio onesto, a volte difficile, ma incredibilmente magico. È il racconto di una generazione che, nonostante tutto, continua a trovare la magia tra le pieghe della vita quotidiana. E se questo non è il senso più alto dell'arte, allora cosa lo è?


Grazie plasma per averci ricordato che, alla fine dei conti, essere se stessi è l'unica rivoluzione che conta davvero. Ci vediamo sotto al palco, pronti a emozionarci (e magari a piangere un po'), perché come dice lui, le lacrime d'emozione sono la reazione più bella che un artista possa desiderare.


 
 
 

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