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Lily: un viaggio tra paura, coraggio e musica

  • Immagine del redattore: Radio Talk Z
    Radio Talk Z
  • 16 lug 2025
  • Tempo di lettura: 14 min

Aggiornamento: 28 lug 2025


Ciao e benvenuti a bordo dell'arca di Radio Talk Gen Z, lo spazio sicuro dove le storie degli artisti non sono solo storie, ma diventano un po' anche le nostre. Oggi non facciamo una semplice intervista. Allaccia le cinture, metti in play la tua Lofi girl preferita per la concentrazione, e preparati a esplorare l'universo di Lily.


La giovane artista ha da poco lanciato il suo singolo "Follia Pura", un brano che, come avremo modo di esplorare a fondo, è un vero e proprio specchio della sua anima e del suo percorso. Abbiamo avuto il privilegio di chiacchierare con Lily, scoprendo le radici profonde della sua vocazione, le tempeste affrontate e le ambizioni che la proiettano verso un futuro brillante e in continua evoluzione. Preparatevi a un viaggio affascinante, dove ogni nota e ogni parola svelano la vera essenza di un talento in ascesa.

Il Primo Passo: Una canzone, una nonna, un destino

Il legame di Lily con la musica non è nato per caso, ma è sbocciato in un momento di pura e semplice innocenza infantile, grazie all'intuito e all'amore di una figura fondamentale. "Ho iniziato a cantare quando avevo dieci anni," ci racconta Lily con un sorriso che evoca ricordi lontani, "e la spinta iniziale mi venne da mia nonna." Un'immagine tenera e potentissima emerge: quella di una bambina che, alle scuole elementari, preparò una canzoncina per la Festa della Nonna. Un gesto semplice, un omaggio affettuoso, che si trasformò in un punto di svolta. "Mentre cantavo, mi disse: 'Ah, hai una bella voce, perché non provi a fare canto?'"

Quella frase, apparentemente innocua, fu la miccia che accese la fiamma. La nonna di Lily, infatti, non era una persona qualsiasi: era il fulcro di una famiglia paterna dove la passione per la musica pulsava vivace, una vera custode di melodie e ritmi. Il suo incoraggiamento, dunque, non era un banale complimento, ma un riconoscimento autentico del potenziale che vedeva in quella vocina ancora acerba. Era un invito a esplorare un mondo che forse, inconsciamente, Lily già sentiva appartenerle.

Il percorso iniziale di Lily ha seguito un sentiero comune a molti giovani talenti: il canto corale. "Ho fatto circa 3-4 anni di coro," ricorda. Sebbene questa esperienza le abbia offerto l'opportunità di socializzare, divertirsi e fare amicizia, Lily ammette onestamente che, in termini di apprendimento tecnico, non si impara troppo. Il coro, per lei, era più un luogo di aggregazione che di profonda espressione artistica. "Il canto in sé per sé non era l'argomento principale del coro. Era visto come momento per stare insieme."

La vera epifania, il momento "game changer", è arrivato quando ha deciso di gettarsi nel canto solistico. Questa transizione ha rappresentato una rivelazione profonda. "Da lì," ci confida con gli occhi che brillano, "ho trovato la mia passione." Cantare da sola significava non più essere parte di un'entità collettiva, ma la protagonista assoluta della sua espressione. "Quando lo fai da solo, è proprio la musica. È quella la parte principale." È stata la libertà di interpretare, di plasmare il suono con la propria voce, senza filtri o compromessi, a farle capire che quello non era un semplice hobby, ma una vera e propria vocazione. Da quel momento, il desiderio di fare della musica il suo mestiere, la sua vita, è diventato una convinzione salda e irrinunciabile. Un percorso, quello di Lily, che dimostra come spesso le tappe più significative non siano quelle pianificate, ma quelle che nascono da una scintilla inaspettata e da una profonda riscoperta di sé.


"Follia Pura": La genesi inattesa di un titolo iconico

Il singolo di Lily, "Follia Pura", non è solo un brano da ascoltare, ma un'esperienza da vivere. Il suo testo è un intrico di emozioni e significati, e la storia dietro la scelta del titolo è un affascinante esempio di come l'arte sappia spesso deviare dai percorsi prestabiliti per trovare la sua vera voce. Lily ci ha accompagnato nel cuore del processo creativo, rivelando un approccio meticoloso e sorprendentemente intenzionale. "Mi sono messa a scrivere di proposito," esordisce Lily, sottolineando la differenza rispetto alla sua abitudine di comporre in modo più spontaneo, quando non ha "niente da fare." Questa volta, l'obiettivo era chiaro e mirato: "Avevo proprio l'intenzione di scrivere questo testo. Ho buttato giù tutte le idee che avevo in generale e poi ho deciso su quale struttura basarmi." Un processo che denota una maturità artistica e una dedizione profonda alla sua arte.


Ma è sulla genesi del titolo che la narrazione prende una piega inaspettata. "Follia Pura," titolo del brano,  rivela Lily, "è un titolo inaspettato." Una fortuita coincidenza che ha plasmato l'identità del brano. 

Inizialmente, infatti, quella frase era solo un piccolo dettaglio nascosto nel testo, erano parole usate alla fine del testo, “Era letteralmente l'ultima frase che avevo scritto” e non destinato a essere ripetuto come un mantra. Il ritornello era diverso, e nella mente di Lily, il titolo ideale per la sua creazione era "Provare per credere," un'affermazione potente che chiudeva l'intera narrazione del brano.  Il colpo di scena arriva con il produttore. 

Lily confessa, con un pizzico di ironia, la sua dimenticanza cruciale: "Il problema è stato che mi ero dimenticata di annunciare il titolo del brano. Mi sono proprio dimenticata.” Il produttore, dunque, in assenza di indicazioni specifiche, ha optato per "Follia Pura", una scelta che si è rivelata vincente. 

Ascoltando i feedback di altre persone, Lily ha compreso che il suo titolo originale, "Provare per credere", pur essendo intimo e personale, "non racchiudeva esattamente quello che doveva essere il significato del testo." Per lei sì ed era connesso alla sua esperienza più profonda, ma per un pubblico esterno, che non conosceva il contesto emotivo intrinseco, "Follia Pura" risuonava in modo più "immediato e comprensibile a più persone”. Un titolo non solo accattivante e contemporaneo, ma anche  particolare, che si è imposto con la sua forza intrinseca. Questa storia non solo sottolinea l'importanza di un buon produttore, ma anche la capacità di un artista di aprirsi a prospettive esterne, permettendo all'opera di trovare la sua risonanza più autentica nel mondo. È un promemoria che a volte, le migliori scoperte nascono proprio da un piccolo, fortunato "incidente" di percorso.

L'alchimia in studio: La collaborazione con Vittorio Conte

Il successo di "Follia Pura" lo dobbiamo al talento di Lily, ma è anche fruttodi un'alchimia perfetta creata in studio con il rinomato produttore Vittorio Conte. Un'esperienza che Lily descrive con entusiasmo, mettendo in luce l'importanza di una collaborazione basata sulla fiducia e sulla profonda intesa artistica.

Il legame con Vittorio Conte non è stato un incontro casuale, ma il frutto di una precisa direzione professionale. "Ho iniziato a lavorare con lui grazie alla mia manager di 'MMLine, Maria Totaro," spiega Lily, delineando il percorso che l'ha portata a collaborare con il Gerico Studio, strettamente affiliato a MMLine. 

L'incontro effettivo con Vittorio è avvenuto nel sacro spazio dello studio di registrazione. "Prima ne avevo solo sentito parlare," ammette Lily, sottolineando come l'esperienza diretta abbia superato ogni aspettativa.

La testimonianza di Lily sul lavoro con Conte è un inno alla tranquillità e all'efficienza creativa. "È una persona estremamente competente ed è stato bello lavorare con lui e  il processo creativo è stato tranquillo," racconta con un tono che trasmette la serenità provata.  Spesso, gli studi di registrazione sono luoghi di tensione, dove l'artista arriva con il pezzo già quasi scolpito, pronto solo per essere immortalato. Ma con Vittorio, la dinamica è radicalmente diversa, quasi rivoluzionaria. "Di base si pensa che gli artisti arrivino in studio con il pezzo già pronto, si canta e si conclude, in realtà non funziona così . è in studio che si inizia a creare tutto quanto, o dove avviene la maggior parte del lavoro dell’artista e chi c’è dietro ai brani

Questo significa un'immersione totale nel flusso creativo, dove le modifiche e le innovazioni avvengono in tempo reale. Lily ha la libertà di sperimentare, di plasmare il suono in diretta: "Se magari mi va di cambiare una nota, di cambiare un passaggio, delle parole, è in studio che avvengono queste modifiche. Questa flessibilità, unita alla competenza del produttore, si traduce in un'efficienza sorprendente. "Ci abbiamo messo un'oretta, più mezz'ora per le doppie voci. È stato un processo veramente molto veloce." Un'affermazione che contrasta con le lunghe e faticose sessioni di registrazione spesso associate alla produzione musicale.

Ma qual è il segreto di Vittorio Conte? Lily lo riassume in una parola: "Ascolta." 

Non è solo un tecnico, ma un vero partner creativo. "È una persona che ascolta, a cui interessano e accoglie le idee." Questa capacità di mettersi al servizio dell'artista, di valorizzare le sue intuizioni e di trasformarle in realtà sonora, è ciò che rende la collaborazione con Conte un'esperienza così gratificante per Lily. Ed è solo l'inizio. "Per i prossimi singoli," anticipa Lily, "ho intenzione di collaborare molto di più. Secondo me, tra le mie idee e la sua capacità di metterle in pratica, possono venire fuori delle ottime canzoni." Una partnership che promette di regalarci ancora molta buona musica, nata dalla sinergia tra la visione dell'artista e l'esperienza del produttore.

Il palcoscenico dell'anima: paure, pause e la rinascita artistica


La vita di un artista, soprattutto agli inizi, è un mosaico complesso fatto di luci e ombre, di successi esaltanti e di momenti di profonda introspezione. 

Nel 2020, Lily ha preso una decisione coraggiosa e dolorosa: quella di allontanarsi, seppur temporaneamente, dal mondo della musica. Una pausa che non è stata una fuga, ma un necessario ritiro per riallineare la sua anima con la sua arte.

"Sono sempre stata una persona molto introversa," confida Lily, aprendo uno squarcio sulla sua vulnerabilità più intima. È qui che si annida la radice della sua crisi. "La prima cosa che ti dicono a lezione di canto, ma anche proprio riguardo alla musica in generale, è che quando si sale su un palco bisogna mostrare i propri sentimenti agli altri." Per una persona che di natura è riservata, questa richiesta si trasforma in una montagna da scalare. "Questa cosa all'epoca non non mi riusciva molto bene. Sentivo la pressione di dover mostrare  agli altri i miei sentimenti, emozioni e fragilità". Era fardello pesante, aggravato dalla consapevolezza di essere una principiante. "Ero agli inizi, mi rendevo conto di non essere troppo brava  e troppo precisa." A ciò si aggiungeva la temuta ansia da prestazione: "C'era anche l'ansia di sbagliare, di essere giudicata." Un cocktail esplosivo di paure che, messe insieme, l'hanno spinta a una conclusione drastica: "Mi ha spinto a voler smettere di esibirmi davanti agli altri."

Non era un rifiuto della musica in sé, ma dell'atto performativo che ne derivava. "Se cantare significava per forza esibirsi, allora a me non piaceva cantare." Una dichiarazione forte, che rivela un conflitto interiore profondo.


I genitori di Lily, pur animati dalle migliori intenzioni, non comprendevano appieno la sua sofferenza. Persone di "carattere molto forte," credevano che la soluzione fosse semplicemente "spingermi ad esibirmi di più." La loro logica era semplice: "Pensavano che non avessi esperienza, e con l'esperienza mi sarebbe passata la paura." Una tesi che, col senno di poi, Lily riconosce essere in parte vera "credo fosse la logica giusta, alla fine è successo così con me", ma che in quel preciso momento non teneva conto della sua non prontezza emotiva. "All'inizio, non mi sentivo pronta." Non era questione di quanto si potesse provare, ma di un allineamento interiore che mancava.

Così, Lily ha deciso di concedersi quella pausa di un anno. Un periodo che, per un curioso scherzo del destino, ha coinciso con l'esplosione della pandemia da COVID-19. Un "periodo particolare" che, pur con le sue difficoltà (come le poco efficaci videolezioni), ha fornito un inaspettato rifugio, uno spazio di auto-isolamento che, forse, ha facilitato la sua introspezione.


Il ritorno di Lily sul palco della vita e della musica è stato graduale e significativo. "Sono tornata dopo un anno intero, spinta molto dai miei genitori e dalla mia maestra." Il ruolo della maestra è stato particolarmente toccante: "Non era una persona che all'epoca conoscevo più di tanto, il fatto che si fosse presa così tanto a cuore il mio ritorno verso il canto, mi ha spinto maggiormente." Il supporto esterno è stato cruciale, ma la vera svolta è arrivata quando Lily ha ripreso a cantare.

È stato lì, in quella rinnovata pratica, che "ho ritrovato da sola la mia passione. Ci ho dovuto lavorare da sola." Una riscoperta intima e profonda, che ha reso la sua passione ancora più sua.

Per affrontare le sue paure, Lily ha adottato una strategia tanto semplice quanto efficace: il perfezionamento tecnico. "La prima cosa che ho voluto fare è quello di eliminare tutto quello che per me era fonte di ansia, paura. Ho iniziato a fare pratica per diventare talmente tanto brava a cantare che almeno su quello ero sicura, e quando salgo sul palco non ho dubbi che almeno le parole, la melodia, le note, le faccio bene'.


Era un modo per costruirsi una corazza di sicurezza, per eliminare il terrore dell'errore. Ma il tempo e le esibizioni hanno portato a una consapevolezza liberatoria. "Ho imparato, col tempo e l’esperienza che è giusto voler fare bene, ma anche avere la consapevolezza che il pubblico che ho davanti è composto da persone normali, che di canto non ne sanno niente."


Questa rivelazione è stata un vero e proprio game changer per Lily. 

Ricorda con un sorriso le volte in cui, dopo un concerto “Mi capitava talvolta di restare delusa perché percepivo molti errori, piccole sfumature che commettevo durante le esibizioni. Tuttavia, quando ne parlavo con chi c’era, spesso mi rispondevano che non avevano mai notato quei difetti e, ai loro occhi, ero perfetta.” La verità è semplice e disarmante: "La gente non ci fa caso, e neanche gli interessa a volte, anche se ci facesse caso." Il pubblico non cerca la perfezione assoluta, ma l'emozione, la connessione. Questo ha permesso a Lily di sciogliere le briglie dell'ansia, di abbracciare la sua arte con maggiore leggerezza e autenticità, sapendo che la vera bellezza sta nel dare il meglio di sé, senza la tirannia del giudizio.



"Un Pugnale di Rose": La metafora dell'amore intenso e della vulnerabilità


Nel cuore pulsante di "Follia Pura", c'è un'immagine che risplende con forza e mistero: "un pugnale di rose." Questa frase, apparentemente un ossimoro, è una finestra sull'anima di Lily e sul significato più profondo del brano. L'artista ci guida attraverso la complessità di questa metafora, rivelando il dualismo tra bellezza e dolore, amore e paura.

Lily, di norma, è restia a utilizzare metafore nei suoi testi. "Non sono una persona che di solito nei testi mette le metafore," ci confessa, spiegando la sua riluttanza. Crede che a volte l'immagine fisica possa essere "riduttiva," incapace di "racchiudere appieno tutto quello che vorrei implicare."


 Un'affermazione che sottolinea la sua ricerca di una precisione emotiva che le metafore, per loro natura interpretative, a volte non riescono a cogliere. Ma "un pugnale di rose" è stata un'eccezione, la perfetta combinazione di parole per un momento specifico e intenso della sua vita.

Pur avendo scritto il testo in modo "molto generale", quasi per velare la sua intimità "Sotto Consiglio  della mia manager, e perché mi sembrava di andare troppo sul personale”, Lily rivela che quella frase è nata per descrivere un attimo preciso e vivido. "Indica l'attimo preciso in cui mi sono resa conto che mi stavo innamorando del mio ragazzo." Un'emozione forte, nuova e sconvolgente: "Era la prima volta che sentivo delle emozioni simili."


Questa nuova dimensione emotiva, pur nella sua bellezza, ha portato con sé anche una "paura." È qui che l'immagine del "pugnale" si manifesta in tutta la sua potenza. "Sono stata sopraffatta dalla paura per un attimo," confida Lily. Paura di cosa? "L'idea di dipendere da una persona, che la felicità dell'altra persona si riflettesse anche su di me, mi sembrava una cosa particolare, soprattutto perché sono una persona molto indipendente." 


Il "pugnale" è, dunque, il simbolo di questo colpo, di questa ferita dolce-amara che l'amore può infliggere, un "colpo al cuore" che, pur non essendo fisico, è profondo e trasformativo. "Proprio fisicamente è stato un colpo," ribadisce Lily, enfatizzando l'impatto di quell'emozione.


 "Un pugnale di rose" diventa così la sintesi perfetta di un'esperienza universale: l'amore come forza che penetra l'anima, la trasforma, lasciando un segno indelebile, bellissimo e, allo stesso tempo, un po' spaventoso. Una pennellata di genio poetico che rende "Follia Pura" non solo un brano da ascoltare, ma da sentire nel profondo.

Il futuro si fa melodia: Sanremo, trame sonore e molto altro

Il viaggio musicale di Lily è tutt'altro che concluso; al contrario, il futuro si prospetta come una sinfonia di nuove sfide e traguardi emozionanti. L'ultima grande notizia, ancora calda, è la sua partecipazione a Sanremo Giovani, un palcoscenico che rappresenta per molti il sogno di una vita. "Ieri ho fatto un concorso e ho vinto la partecipazione a Sanremo Giovani!" esclama Lily con un entusiasmo contagioso, un trionfo che era già in programma, ma che si è concretizzato in un modo inaspettato e ancora più dolce. Questo significa, ovviamente, preparare nuovi brani, nuove perle da presentare a un pubblico vasto e attento.


Ma "Follia Pura" non è un singolo fine a sé stesso, isolato nella sua bellezza. Lily ha una visione più ampia, un progetto ambizioso che lo eleva a "prequel" di una narrazione musicale continua.

 "I testi futuri che usciranno, probabilmente, saranno tutti legati a Follia Pura," rivela, delineando un "filo conduttore" che attraverserà le sue future produzioni. Questa scelta non è casuale: "Mi piace poter parlare del tema dell'amore, delle relazioni, delle paure e delle gioie che ne derivano”. E poi, c'è un'ammirazione per gli artisti che riescono a tessere storie attraverso le loro canzoni: "Mi piace, nei cantanti, quando hanno una storia e creano un filo conduttore con i brani" Pur consapevole di non avere il controllo totale sui videoclip musicali "non posso decidere come farli", Lily sa, invece, che nei testi, "sono io a scriverli" E così, l'idea di questo "continuo" diventa il fulcro della sua creatività. "Nei prossimi singoli ho intenzione di andare avanti con la storia, iniziata con Follia Pura" ci assicura, promettendo un viaggio narrativo che accompagnerà i suoi fan in evoluzioni sonore e tematiche.

Parlando di sogni, l'intervistatore ha chiesto a Lily quale palco o città sognasse di calcare. La sua risposta, ancora una volta, è un lampo di autenticità e una lezione sulla vera essenza dell'arte. "Mi piacerebbe andare a Sanremo non tanto per il palco in sé per sé, ma perché, se sono arrivata a Sanremo, probabilmente è perché a della gente sono piaciuta." Non è la grandezza della platea, né la fama del luogo a motivare questo desiderio, ma la risonanza emotiva, la connessione profonda con chi ascolta. "Per me è quello che conta: il fatto di cantare ed essere apprezzata, che agli altri piaccia quello che sto facendo."

Lily articola questa filosofia con chiarezza disarmante. Non le interessa esibirsi in "concerti dove ci sono   un sacco di artisti" dove la gente è presente solo per un singolo nome, senza un reale interesse per gli altri. "Se io dovessi fare un concerto dove so che alla gente non interessa a priori la mia musica, anche se sono milioni di persone, non me la godrei, perché appunto so che  non sono lì per me" La sua gioia deriva dall'essere ascoltata, dall'essere scelta. "Anche se fossero poche persone, che però sono lì ad ascoltare me perché piace quello che faccio, a me basta quello. Quindi, dove, come, non mi interessa." È un manifesto artistico che celebra l'autenticità e la qualità dell'ascolto, piuttosto che la quantità.


Infine, la domanda che scava più a fondo: qual è la "follia pura" di Lily nel mondo della musica, quel sogno audace, quasi irraggiungibile, che desidererebbe realizzare? La sua risposta è sorprendente, rivelando una sfida che va ben oltre la tecnica o la notorietà. 

"Scrivere testi parlando di altre persone," afferma con un'umiltà disarmante. Sembra una cosa banale per molti, ma per Lily è una montagna da scalare. "Io nei miei testi parlo di me, ma perché è più semplice," spiega. "Se parlo di me, è normale che poi quando canto le emozioni escano, perché sono emozioni che ho provato io." La sua scrittura è un'estensione diretta della sua esperienza.

Ma Lily ammira profondamente "quei cantautori che scrivono di storie di altre persone e poi riescono comunque a trasmettere la stessa quantità emotiva." Per lei, questo è un processo "complicatissimo." Richiede una forma di empatia e immedesimazione totale: "Devi comunque prendere una storia, farla completamente tua e poi riproporla al pubblico. È il doppio dei passaggi." Imparare questa arte di dare voce ad altre vite, a farsi veicolo di emozioni non direttamente vissute ma profondamente comprese, sarebbe per Lily la sua vera "follia pura" musicale, il culmine di un percorso di crescita artistica e personale.

Lily emerge da questa conversazione come un'artista autentica, resiliente e con una chiara visione. La sua musica è un riflesso della sua anima, delle sue vulnerabilità trasformate in forza espressiva. Con la passione ritrovata, la collaborazione preziosa con Vittorio Conte e la determinazione a raccontare storie (anche quelle altrui), Lily è pronta a lasciare un segno indelebile.

Vi invitiamo a immergervi nelle note e nelle parole di "Follia Pura", e a seguire da vicino le prossime tappe di questa giovane promessa che, con ogni probabilità, calcherà palcoscenici sempre più importanti, portando sempre con sé la sua "follia pura" e un cuore aperto al mondo.


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