La Messa: Quando la musica Pop diventa un rituale
- Radio Talk Z
- 20 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Ciao e benvenuti a bordo dell'arca di Radio Talk Gen Z, lo spazio sicuro dove le storie degli altri non sono solo storie, ma diventano fonte d'ispirazione.
Oggi non facciamo una semplice intervista. Allaccia le cinture, metti in play la tua Lofi girl preferita per la concentrazione, e preparati a esplorare l'universo di La Messa
Mettetevi comodi perché oggi vi portiamo dritti nel cuore pulsante della nuova scena musicale italiana. Se siete stanchi della solita solfa e cercate qualcosa che abbia il sapore della novità ma con radici ben piantate nel ritmo, siete nel posto giusto. In questa nuova intervista di Radio Toggenzi, abbiamo avuto il piacere – anzi, l'onore – di scambiare quattro chiacchiere con un duo che sta facendo parlare parecchio di sé: La Messa.
No, non stiamo parlando della funzione della domenica mattina, ma di un progetto musicale che ha tutte le carte in regola per diventare il vostro nuovo rito preferito. Siete pronti a scoprire i retroscena, le curiosità e i sogni di questi ragazzi che, partendo da uno studio di Torino, stanno puntando dritto al cuore (e alle gambe) degli ascoltatori? Allacciate le cinture, si parte!
Dallo studio di Torino al palco: la genesi che spacca
Tutto inizia come nelle migliori storie di musica: per caso, ma non troppo. Immaginatevi la scena: siamo a Torino, in uno studio di registrazione. È qui che le strade dei due protagonisti si incrociano per la prima volta. Lui lavorava lì, immerso tra cavi e mixer; lei stava portando avanti un suo progetto precedente, cercando quella scintilla che fa la differenza. E sapete come va in questi casi, no?
Tra una traccia e l'altra, scatta quella connessione artistica che non puoi ignorare. Si sono trovati bene, hanno iniziato a sperimentare quasi per gioco, e da quelle sessioni di prova è nato qualcosa di unico.
Ma veniamo al sodo: perché chiamarsi proprio La Messa? È un nome che ti si stampa in testa, non c'è dubbio. Durante l'intervista ci hanno svelato che l'obiettivo era proprio quello: trovare qualcosa che fosse impossibile da dimenticare. E diciamocelo, ha funzionato alla grande. Ma c'è di più dietro a questa scelta, non è solo marketing.
C'è un concetto profondo legato alla sacralità e al rito. Per loro, la musica – specialmente quella suonata dal vivo – è un momento di condivisione quasi mistica. L'idea che qualcuno possa dire "stasera vado a La Messa" per intendere un loro concerto è quel mix di ironia e solennità che ci fa impazzire. È il rito del live, quella magia che si crea tra artista e pubblico, che loro vogliono celebrare ogni volta che salgono sul palco.
Chimica artistica e retroscena: come nasce una hit

Parliamo di sentimenti, ma quelli musicali. Sapete qual è stato il loro "colpo di fulmine"? Non è stato uno sguardo languido, ma una produzione audio. Lei aveva in cantiere un pezzo inedito, una certa "Balla Cubana" (che purtroppo non è mai uscita, peccato!), e stava testando vari produttori. Quando ha sentito il tocco di lui sulla traccia, è stato amore a primo ascolto. In quel momento ha capito: "Voglio lavorare solo con lui".
È così che si costruiscono le grandi collaborazioni, raga: sulla stima reciproca e sulla capacità di elevare il talento dell'altro.
E a proposito di creare musica, vi siete mai chiesti qual è il momento preferito dagli artisti? Spoiler: non è per forza quando il pezzo spacca in radio. Per La Messa, la magia vera risiede nella fase della demo. Avete presente quell'attimo in cui la canzone è appena finita, esiste per la prima volta ed è ancora "vergine"? Ecco, quello è il top.
È il momento in cui sei innamorato perso di quello che hai creato, sei pieno di entusiasmo e non ti sei ancora stufato di sentirla mille volte durante la promozione. È una sensazione pura, prima che il business ci metta lo zampino. La loro musica è un mix letale: dance, elettronica e la classica struttura della canzone pop.
Non vogliono etichette strette, il loro unico mantra è far convivere la melodia cantabile con una base elettronica che ti spettina.
"Maria" e l'avventura a Sanremo: elettronica, amore e vibrazioni popolari
Arriviamo al dunque: Sanremo Giovani. Quando hanno scoperto di essere in finale, la loro reazione è stata un mix di gioia pura e incredulità. Perché? Perché il loro pezzo non è la classica "canzonetta" sanremese. Portavano un brano con una base bella caos, un sound che spinge, qualcosa di decisamente fresco per quel palco.
Eppure, la qualità paga sempre.
Il brano si intitola "Maria". E no, non è un caso. Il titolo è nato in modo super organico: il ritornello martellava con questo nome, e alla fine non poteva chiamarsi diversamente. Ma c'è un livello di lettura in più: "Maria" è forse il nome più tradizionale e diffuso in Italia.
Usarlo per un pezzo elettronico e moderno crea quel contrasto tra antico e nuovo che è la loro cifra stilistica. Volevano che sembrasse quasi una canzone popolare, di quelle che tutti sentono un po' loro.
Ma di cosa parla? È un inno all'inizio di una storia d'amore. Avete presente quelle farfalle nello stomaco, quella sensazione che tutto sia possibile e che il futuro sia luminoso? Ecco, "Maria" è quella roba lì, ma fatta per ballare.
È una canzone dance che vuole trasmettervi fiducia e farvi muovere a tempo. E occhio, perché questo è solo l'antipasto.
La Messa non si ferma qui: il pezzo anticipa un intero album (o EP) a cui stanno lavorando duramente. Finito il delirio sanremese, si chiuderanno in studio per sfornare nuove mine, con l'obiettivo finale di portare la loro musica in giro per l'Italia il più possibile.
Sogni, featuring e riti scaramantici... e futuro

Non potevamo lasciarli andare senza curiosare un po' sui loro sogni nel cassetto e sulle loro stranezze. Alla classica domanda sui "featuring dei sogni", non hanno avuto dubbi. Se parliamo di artisti italiani, il nome è uno solo: Tiziano Ferro. È il loro king indiscusso, la collaborazione che sognano la notte. Sul fronte internazionale, invece, le loro influenze vengono fuori prepotentemente: sono innamoratissimi dei Placebo (e chi non lo è?), mentre lato produzione guardano a giganti come Flume. Ah, e non dimentichiamo una menzione d'onore per la mitica Ornella Vanoni: sarebbe stata la ciliegina sulla torta per un feat leggendario.
Ma La Messa è anche un duo che guarda avanti, pronto a sperimentare. Nonostante il loro sound sia ben definito, c'è un genere che non hanno ancora toccato ma che li stuzzica parecchio: la Trap. Sì, avete letto bene. Pur ascoltandola, non si sono mai cimentati in una produzione puramente trap o rap, anche se hanno collaborato con artisti del settore. Chissà,
magari in futuro ci stupiranno con un beat che spacca i subwoofer.
E per chiudere in bellezza, parliamo di scaramanzia. Come si preparano prima di salire sul palco? Qui le differenze sono abissali! Lei è la regina dei portafortuna: si riempie le tasche di oggettini mistici, da monetine giapponesi a cornetti rossi napoletani, cambiando "setup" in base alla serata. Lui? Molto più pragmatico (e forse rilassato): il suo unico rito è bersi una birra. Geniale nella sua semplicità.
Infine, un ultimo sogno legato al palco dell'Ariston, magari per un futuro da "Big": se dovessero portare una cover, la scelta cadrebbe su un classico intramontabile, "Il cielo in una stanza", magari proprio in duetto con Gino Paoli. Sarebbe il cerchio che si chiude, un omaggio alla storia della musica italiana fatto con il loro stile inconfondibile.
Insomma raga, La Messa non è solo un duo, è un progetto che vibra, che ha voglia di fare e di portare qualcosa di diverso nelle nostre playlist. Teneteli d'occhio, perché la sensazione è che ne sentiremo parlare ancora per molto. E voi, siete pronti a unirvi al rito?
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