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La storia di Antonio: impara a tuffarti nella vita

  • Immagine del redattore: Radio Talk Z
    Radio Talk Z
  • 22 lug 2025
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 28 lug 2025

IntervistaAntonio Fantin

Ciao e benvenuti a bordo dell'arca di Radio Talk Gen Z, lo spazio sicuro dove le storie degli sportivi non sono solo storie, ma diventano fonte d'ispirazione. Ehi Gen Z, avete mai sentito parlare di Antonio Fantin? Se la risposta è no, preparatevi, perché la sua storia ti cambierà il vibe della giornata. Non stiamo parlando solo di un campione paralimpico di nuoto, ma di un vero e proprio storyteller della resilienza, uno che ha imparato a mettere un punto e ad andare a capo nella vita, trasformando ostacoli in trampolini di lancio.

Immagina di avere solo tre anni e mezzo. Il mondo è un'esplosione di colori, giochi e scoperte. Poi, all'improvviso, un "punto" inaspettato: una malformazione arterovenosa ti cambia la prospettiva per sempre. Ma per Antonio, non è stata una fine, bensì un "punto a capo", l'inizio di una storia che vale la pena ascoltare.

Questo è Antonio, un atleta delle Fiamme Oro, un campione, ma prima di tutto, un ragazzo che ha fatto della resilienza la sua superpotenza. E no, non stiamo parlando di una lezione frontale, ma di un racconto fluido e avvincente, perché la sua storia è una fonte di ispirazione pura, soprattutto per chi, come noi, vive in un mondo in costante evoluzione, pieno di sfide e opportunità.


Il giorno in cui tutto è cambiato (e niente è cambiato davvero)

Antonio aveva poco più di tre anni quando la sua vita ha preso una piega inaspettata. Ricordi diretti di quel periodo? Pochi. Quelli che ha, sono frutto dei racconti della sua famiglia, come un mosaico ricostruito con amore e tanta verità. Ricorda il Carnevale il giorno prima e poi, boom, una sala operatoria. Un attimo prima a giocare, un attimo dopo in un altro mondo.

Ma il punto focale qui è un altro: nonostante quel "punto", la sua vita è rimasta "normale". È una parola chiave per Antonio. Lui e la sua famiglia hanno sempre lottato perché la normalità non venisse rubata da un ostacolo. Questo è il primo, grande "life hack" che ci regala: gli ostacoli non cambiano i tuoi obiettivi, cambiano il modo in cui li raggiungi. I sogni restano lì, intatti, e la sfida è trovare una strada alternativa per afferrarli.

A tre anni, per lui, la riabilitazione è diventata un gioco, un modo per concentrarsi sull'obiettivo: migliorare ogni giorno e vivere una vita da bambino. Grazie a una famiglia che gli ha fatto da scudo e da trampolino, Antonio non è mai stato "quello malato", ma semplicemente Antonio. E questo, ancora oggi, è ciò che conta di più.



Dal tuffo terapeutico alla passione che brucia

Il nuoto è entrato nella sua vita non come una scelta, ma come una necessità: riabilitazione. E no, come ci tiene a precisare, "non è stato amore al primo tuffo". Anzi, è stata dura. Ci è voluta tanta pazienza, soprattutto quella di sua mamma, per farlo entrare in acqua. Ma è qui che entra in gioco un altro concetto potente: la condivisione. Il nuoto, uno sport solitario per eccellenza, è diventato passione quando ha iniziato a condividerlo con gli amici d'infanzia. Questo è un messaggio potente per tutti noi: la nostra vita, per quanto ci sembri "nostra", vive di influenze, di connessioni, e condividerla la rende infinitamente più ricca.

Il nuoto è diventato lo strumento per trasformare i sogni in obiettivi, dandogli una data di scadenza e lavorando per raggiungerli. È diventato quotidianità, dedizione, costanza, impegno. Mai sacrificio, però. Antonio è chiaro su questo: "Quando hai un obiettivo, fai delle scelte, non compi dei sacrifici." Una visione che ribalta il comune modo di pensare e ci invita a vedere gli sforzi non come un peso, ma come gradini verso ciò che desideriamo. E così, un passo dopo l'altro, sono arrivati i primi Europei, i Mondiali, le Olimpiadi... e tutto il resto.


"Punto a Capo": La filosofia di un campione

Il suo libro, "Punto a Capo", racchiude tutta la sua filosofia. Il primo obiettivo? Fermarsi. Noi, giovani e meno giovani, siamo sempre proiettati in avanti, dimenticando il percorso fatto e le medaglie (metaforiche o meno) conquistate. Antonio ci invita a guardare indietro, a darci una pacca sulla spalla, a dire "bravo" a quel se stesso bambino, a riconoscere il valore di chi ci ha spinto quando non avevamo il coraggio di tuffarci.

Il secondo obiettivo è essere uno "strumento", non un "esempio". Antonio non vuole insegnare nulla a nessuno, perché crede che ognuno debba autodeterminarsi. Ma spera che la sua storia possa essere uno spunto, un catalizzatore per chiunque stia affrontando una difficoltà, un ostacolo, o semplicemente stia inseguendo un sogno. È una visione di umiltà e servizio, un modo per restituire al mondo la positività che ha ricevuto.

Il passaggio dal nuoto riabilitativo a quello agonistico? Non è stato un interruttore. È stato un ponte, costruito proprio grazie a quella condivisione con gli amici. Le prime gare, le tensioni, ma soprattutto quel desiderio irrefrenabile di "provare qualcosa di nuovo". Antonio ci sprona: "Provaci sempre, indipendentemente da quello che accade. Al massimo andrà male, però poi si ricostruisce e si riparte." Un mantra da scolpire nella mente.

E il punto più basso, quello in cui si è sentito fragile? Ce ne sono stati, certo. Ma la voglia di mettersi alla prova, di osare, di rischiare (con coscienza, sempre) è stata sempre più forte. Il rischio, per Antonio, è la chiave che ti permette di muoverti, di agire, di costruire la vita che vuoi, spostando sempre un po' più in là l'asticella.

La vita in vasca e fuori: dedizione e fiducia

Una giornata tipo per un atleta olimpico? Un giorno su sette passato in acqua (sì, avete letto bene), 9-10 km al giorno, palestra. È un impegno folle, modellato in base agli obiettivi stagionali. Ma dietro a questi numeri, c'è una relazione unica con il suo allenatore, che vive a Modena mentre Antonio si allena a Lignano. Si parlano a distanza, si fidano l'uno dell'altro. La lezione più grande appresa da questo legame? La fiducia. Saper aver fiducia negli altri, ma anche saperla trasmettere, ponendo le condizioni per cui gli altri si fidino di te: essere puntuali, precisi, dedicarsi. Lezioni che vanno ben oltre la vasca.

Far parte delle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato, è per lui un onore e una grande responsabilità. Significa rappresentare chi ci permette di vivere al sicuro, chi si dedica al nostro servizio. Una spinta in più, ma anche un impegno a dare il meglio ogni volta che scende in acqua, sapendo di portare i valori di un corpo dello Stato.

Il messaggio finale: Tuffati!

Cosa direbbe a un bambino che, come lui, affronta una difficoltà? "Buttarsi, tuffarsi." Indipendentemente da tutto quello che può mancare, si va avanti. Le paure sono legittime, ma senza il primo tuffo non si impara mai a nuotare. E poi, circondarsi di persone positive, che ti diano anche la misura della realtà, ma senza mai precluderti niente. Perché un bambino con una difficoltà è prima di tutto un bambino, che ha il diritto di divertirsi e di vivere una vita normale. Per Antonio, la normalità, guardare il mondo senza filtri, è stata la chiave della felicità.

E la lezione più grande dello sport? La "strumentalità degli obiettivi". Un obiettivo non è mai la fine, ma un primo, un secondo step. C'è sempre il desiderio di essere la nostra versione migliore, di tendere a qualcosa di più grande, di più ambizioso. "Non voler fermarsi mai, non smettere mai di sognare e poi di inseguire quei sogni." Questo è il regalo più grande che il nuoto gli fa ogni giorno.

Antonio non ha mai avuto idoli, ma solo "modelli": persone da cui estrapolare un atteggiamento, una dedizione al lavoro, una costanza. Perché l'idolo è perfetto, rischia di farci perdere la bussola e il focus su noi stessi. I modelli, invece, ci danno spunti, ci ispirano a cucire addosso a noi le loro migliori qualità.

Il suo saluto finale è un invito vibrante: "Tuffatevi sempre nella vita, in ogni sfida che ci possa riservare questa, fatelo sempre con il sorriso, un pizzico anche di spensieratezza, e la voglia di lasciare sempre il segno e di determinare la vostra vita e anche quella di chi vi circonda."

La storia di Antonio è un promemoria potente: la vita è piena di punti, ma ogni punto può essere un "punto a capo". Basta avere il coraggio di tuffarsi. Sei pronto a fare il tuo?






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