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Mettere le Ali alla musica: Naike tra sogni e realtà

  • Immagine del redattore: Radio Talk Z
    Radio Talk Z
  • 9 gen
  • Tempo di lettura: 6 min

C’è qualcosa di magico nel momento in cui un artista decide di smettere di nascondersi dietro un nome comune per abbracciare un’identità che spacca. Nel panorama musicale attuale, saturo di proposte che spesso sembrano fotocopie l’una dell’altra, emergere non è solo una questione di talento, ma di consapevolezza.

Non lasciatevi ingannare dal nome del format: qui non si parla di schemi tattici in campo, ma di quella partita molto più complessa che è la vita, giocata a colpi di note, testi introspettivi e una ricerca costante di quello che lei definisce il senso della vittoria. Veronica non è solo una ragazza con una bella voce; è un’anima antica racchiusa in un’estetica moderna, capace di trasformare le proprie fragilità in ali per volare alto.


Naike: quando un nome diventa un destino tra ali e musica

Per capire davvero chi sia Naike, bisogna partire dal principio, ovvero dal suo nome di battesimo. Veronica non è un nome scelto a caso: sua madre lo ha voluto con determinazione, affascinata dal suo significato etimologico, ovvero "portatrice di vittoria". Ma attenzione, non parliamo di una vittoria fatta di trofei polverosi o di una competizione tossica con gli altri. Per Veronica, il senso della vittoria è qualcosa di molto più intimo e profondo.


Durante l’intervista, ha spiegato come il suo nome d’arte sia nato proprio dalla scomposizione e dall’analisi del suo nome reale, unendo le radici greche alla sua visione del mondo. Nike, la dea alata della vittoria nella mitologia greca, è diventata Naike, un alter ego che non cerca il primato in classifica a ogni costo, ma la libertà di espressione.


Il dettaglio che fa la differenza? Le ali. Per Naike, la musica è l’unico strumento capace di fornire un paio di ali metaforiche per guardare oltre i confini del quotidiano. È un linguaggio universale che permette di raggiungere culture diverse e luoghi lontani, abbattendo quelle barriere che spesso ci costruiamo da soli.


Scegliere questo nome non è stato un atto di egocentrismo, ma un augurio a se stessa: quello di riuscire a trionfare sulle proprie paure attraverso l'arte. In un mondo che ci spinge costantemente a performare, Naike ci ricorda che la vera affermazione parte dall'accettazione di chi siamo veramente.


Dalla parrocchia al palcoscenico: l'evoluzione di un’artista poliedrica

Tutti i grandi percorsi iniziano con un piccolo passo, e quello di Veronica è iniziato in un luogo che molti artisti conoscono bene: il coro della chiesa. Fin da piccola, immersa in un ambiente familiare dove la musica era di casa, ha iniziato a "canticchiare", mostrando un talento che la madre ha subito voluto incoraggiare.


Dalle elementari fino alle medie, il coro è stato la sua palestra, il luogo dove ha imparato le basi della polifonia e della condivisione vocale. Ma la vera svolta, quella che ha cambiato le carte in tavola, è arrivata nel 2018.

In quell'anno, grazie al suggerimento della sua insegnante di canto, Veronica entra in contatto con un'accademia di danza e teatro.


Qui avviene il "big bang" creativo: per cinque anni si dedica al musical, fondendo il canto con la recitazione. Questa esperienza è stata fondamentale per costruire il senso della vittoria professionale. Recitare non significa solo imparare delle battute, ma entrare nella psicologia di un personaggio, capirne le motivazioni e le emozioni. Per Veronica, il teatro è stato la chiave per sbloccare l'interpretazione, trasformando la performance tecnica in un atto di pura comunicazione emotiva.


Senza quegli anni di studio intenso tra palcoscenico e quinte, probabilmente oggi Naike non avrebbe la stessa profondità interpretativa che la contraddistingue.


Dolce Amaro: l'esperimento creativo tra inglese e italiano

Il debutto discografico di un artista è sempre un momento delicato, una sorta di biglietto da visita che presenta al mondo la propria visione. Per Naike, questo esordio ha il nome di "Dolce Amaro", un brano che racchiude in sé un paradosso affascinante. Curiosamente, la canzone non è nata in italiano, ma in inglese.


Veronica confessa infatti di sentirsi molto più a suo agio a scrivere in lingua straniera: l'inglese le permette una spontaneità e un’incisività che l’italiano, con la sua complessità metrica e grammaticale, a volte le frena.

Tuttavia, per connettersi davvero con il pubblico del nostro Paese e dare un segnale forte di presenza, ha deciso di tradurre il pezzo. Ma non è stata una traduzione letterale, bensì un lavoro di adattamento creativo svolto in collaborazione con altri autori.


Il risultato è un brano introspettivo che mantiene intatta l'anima originale pur parlando la lingua di casa nostra. Per Naike, la fase più esaltante di tutto il processo è quella che definisce "l'embrione". È il momento magico in cui la canzone non esiste ancora se non come idea astratta, un’atmosfera, un giro di accordi.


Vedere quell'idea prendere forma, aggiungere i suoni giusti e trovare l'armonia perfetta è, per lei, la massima espressione del potere creativo. In questo processo, il senso della vittoria sta nel riuscire a trasformare l'intangibile in qualcosa che le persone possono ascoltare, cantare e sentire proprio.


Scegliere se stessi: il messaggio profondo dietro le note

Se scaviamo sotto la superficie di "Dolce Amaro", troviamo un messaggio potente che risuona forte soprattutto nelle orecchie della Gen Z, una generazione costantemente sotto pressione. La canzone è un inno alla riscoperta di sé, un invito a fermare il tempo e a guardarsi dentro. Naike parla apertamente di come il brano sia autobiografico al 100%: ogni parola pesa come un macigno perché nasce da anni di vissuto, di scelte difficili e di momenti di incertezza. Il tema centrale è la capacità di uscire da situazioni tossiche, che si tratti di relazioni sentimentali sbagliate, ambienti di lavoro soffocanti o amicizie che prosciugano le energie.


In queste situazioni, il senso della vittoria non sta nel vincere un conflitto con l'altro, ma nello scegliere se stessi. "Se scegliamo sempre di amarci, difficilmente sbagliamo", dice Veronica con una saggezza che va oltre i suoi anni. Spesso restiamo intrappolati in dinamiche negative per paura del cambiamento o per un senso del dovere mal riposto, ma la vera crescita interiore passa attraverso la rottura di questi schemi.


"Dolce Amaro" è quindi un invito alla consapevolezza: bisogna avere il coraggio di dire basta per poter ricominciare a respirare. Questa autenticità è ciò che rende Naike un'artista vicina al suo pubblico, perché non ha paura di mostrare le cicatrici che l'hanno portata a essere la donna e la musicista che è oggi.


L’interpretazione come arte: l’influenza del teatro e di Elisa

Un tema che ricorre spesso nelle riflessioni di Naike è quello dell’interpretazione. Secondo l’artista, l’interpretazione rappresenta il 90% di una performance musicale. Puoi avere una tecnica vocale perfetta, non sbagliare nemmeno una nota e avere un’estensione incredibile, ma se non trasmetti nulla, resti un esercizio di stile fine a se stesso.


Al contrario, un interprete magnetico può anche commettere delle imperfezioni tecniche, ma riuscirà comunque a tenerti incollato allo schermo o al palco perché ti sta comunicando una verità.


L'esperienza nel musical è stata la sua scuola guida in questo senso. Dover interpretare personaggi distanti dalla propria personalità obbliga a un lavoro di introspezione e di analisi psicologica che poi si riflette inevitabilmente nel modo di cantare. Oggi, questo percorso continua grazie alla guida di figure come Elisa, citata da Veronica come un'insegnante fondamentale. Elisa non è solo una delle più grandi artiste italiane, ma una maestra di stile che sa come far entrare un cantante nel "mood" giusto.


Per Naike, studiare le tecniche interpretative significa affinare la propria capacità di essere un canale per le emozioni. In questo costante perfezionamento, lei trova il senso della vittoria quotidiana: non fermarsi mai ai risultati ottenuti, ma continuare a scavare per trovare sfumature vocali sempre nuove e autentiche.


Sogni, collaborazioni e il futuro: da Mengoni ai Queen

Guardando al futuro, Naike ha le idee chiare ma i piedi ben piantati a terra. Quando le viene chiesto con chi sognerebbe di collaborare, i nomi che saltano fuori raccontano molto dei suoi gusti raffinati. In cima alla lista c'è Marco Mengoni, un artista che stima profondamente per la sua professionalità, la sua evoluzione costante e quella capacità di dare "vibrazioni bellissime" fin dai tempi di X Factor.


Mengoni rappresenta per lei l'esempio perfetto di come si possa mantenere un'integrità artistica pur raggiungendo le vette del successo commerciale. Sul fronte internazionale, il nome di Leona Lewis svetta per l'eleganza e la potenza vocale, un modello di classe pura a cui Naike guarda con ammirazione.


Ma il vero colpo al cuore arriva quando si parla del passato. La canzone che avrebbe voluto scrivere? "Who Wants To Live Forever" dei Queen. Un brano immortale, epico, che parla di eternità e di amore con una potenza devastante.


Citare Freddie Mercury non è solo un omaggio a una leggenda, ma la conferma che Naike punta all'essenza della musica, quella che non scade dopo una stagione ma che resta impressa nell'anima di chi ascolta. Mentre continua il suo percorso discografico, la missione di Veronica rimane la stessa: portare avanti la sua musica con onestà, cercando sempre di dare un significato nuovo e personale a il senso della vittoria.

Non ci resta che aspettare le sue prossime mosse, certi che, con quelle ali che si è scelta come simbolo, il viaggio sarà lungo e pieno di sorprese. Ciao a tutti, e restate sintonizzati sulla frequenza del talento vero!

 
 
 

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