Oltre il velo del suono: La sincerità di Elena tra Londra e il Cuore
- Radio Talk Z
- 21 ago
- Tempo di lettura: 7 min
Aggiornamento: 4 giorni fa
C’è un momento preciso in cui smetti di sognare a occhi aperti e inizi a sentire il mondo che ti preme contro, proprio lì, Sottopelle. Per Elena, quel momento non è arrivato con un applauso, ma con la consapevolezza che ogni nota, ogni caduta e ogni viaggio l’hanno portata esattamente dove doveva essere.
Oggi Elena non è solo una voce che esce dalle casse di una radio o dallo schermo di uno smartphone; è un groviglio di esperienze internazionali e radici italiane.
Vivere a Londra, perdersi tra le strade di Parigi e studiare in inglese per una vita intera ti cambia. Ti regala una visione del mondo che non ha confini, una musicalità che profuma di blues, di rock e di quel pop sofisticato che non cerca solo il ritornello facile.
Eppure, nonostante questo bagaglio cosmopolita, Elena resta una ragazza che trova il suo centro nella famiglia. È lì che tutto ha inizio, in quel supporto silenzioso ma costante che le permette di affrontare il caos del mondo esterno con la chitarra in mano.
Perché la musica, per lei, non è mai stata un accessorio, ma una necessità vitale che scorre Sottopelle, fin da quando era una bambina con grandi sogni. È una passione che si è trasformata in qualcosa di concreto, un progetto che oggi ha un nome e una forma ben definiti.
La lingua del cuore e quello che brucia Sottopelle
Cantare in inglese è facile, quasi rassicurante, come indossare una maschera bellissima e perfetta. L’inglese è rotondo, scivola via come seta, è internazionale per definizione e ti permette di nascondere i pensieri dietro una fonetica armoniosa.
Elena lo sa bene: per anni ha usato l’inglese come un velo protettivo. Scrivere in un’altra lingua significava non esporsi troppo, mantenere un filtro tra la propria verità e il resto del mondo, lasciando i segreti custoditi al sicuro.
Ma l’italiano è un’altra storia, è una lingua spigolosa, piena di consonanti che tagliano e di parole che pesano come macigni. Quando canti nella tua lingua madre, non puoi nasconderti; ogni parola deve essere vera, altrimenti suona vuota.
Ed è proprio nell’italiano che Elena ha trovato la sua sfida più grande: tradurre in musica quella verità che pulsa Sottopelle. A casa, con le persone amate, si parla la lingua del cuore, ed è lì che la poesia diventa vulnerabilità assoluta.
Passare dall’inglese all’italiano è stato come togliere quel velo e decidere di farsi guardare dentro, senza filtri. È un passaggio che fa paura, ma che regala una connessione col pubblico che non ha paragoni, perché parla direttamente all'anima.
Non è mica fantasia: la realtà che vibra Sottopelle
Il suo EP, dal titolo emblematico Non è mica fantasia, è il manifesto di questa nuova fase. Non è solo una raccolta di canzoni, ma la concretizzazione di un desiderio che Elena coltiva da quando riusciva a malapena a tenere in mano una chitarra.
Spesso ci dicono che i sogni sono solo proiezioni della mente, cose astratte che svaniscono al risveglio. Ma per lei, questo progetto è la prova che con il duro lavoro e la costanza, la fantasia può trasformarsi in carne, ossa e melodia.
In questo titolo c’è un dialogo tenero e potente con la sua bambina interiore. È come se la Elena di oggi prendesse per mano quella del passato per dirle: "Guarda, sta succedendo davvero, non te lo stai inventando".
Le tracce dell’EP sono piccoli contenitori di vita vissuta, frammenti di una storia che non ha paura di mostrare le proprie crepe. Dalla fine di un amore alla mancanza della famiglia durante gli anni vissuti lontano, a Londra, ogni pezzo è un pezzetto di lei.
C’è una forza incredibile nel trasformare la malinconia in qualcosa di udibile, nel rendere la propria storia un luogo dove anche gli altri possono rifugiarsi. È questo che rende la sua musica così autentica e vicina a chi l’ascolta.
Wanda, l’Africa e la rinascita Sottopelle

C’è un brano, tra tutti, che segna una linea di demarcazione netta nel suo percorso: si chiama Wanda. Ma la storia dietro questa canzone non è nata in uno studio di registrazione, bensì tra le colline del Chianti e i ricordi di un viaggio in Africa.
A diciannove anni, Elena ha vissuto quella fase di stallo che molti ventenni conoscono bene: lasciarsi scorrere la vita addosso senza prenderne davvero il comando. Era un momento di distacco, di gelo emotivo dopo delusioni e tradimenti tipici dell’adolescenza.
Poi è arrivata l’Africa, un viaggio di volontariato che si è trasformato in una prova durissima quando ha contratto la malaria. Trovarsi in un letto d’ospedale, debole e isolata, ti costringe a guardarti dentro in un modo che non avresti mai immaginato.
In quell’ospedale ha conosciuto Wanda, una donna di oltre novant’anni che, con la sua sola presenza, le ha cambiato la prospettiva. Wanda le ha ricordato che la vita è una sola e che anche il dolore va vissuto pienamente, senza scappare.
Una volta dimessa, Elena ha sentito l’urgenza di scrivere, di urlare al mondo che era pronta a riprendersi la sua esistenza. Wanda è nata così, da un bisogno viscerale che premeva Sottopelle, diventando il simbolo della sua rinascita personale.
Amici e la libertà di restare Sottopelle
L’esperienza nella scuola di Amici è stata un acceleratore di emozioni, un luogo dove il confronto con gli altri e con se stessi diventa quotidiano. Lì, Elena ha dovuto capire chi voleva essere veramente, oltre le aspettative dei professori e del pubblico.
Il rapporto con Rudy Zerbi è stato fondamentale proprio perché basato sulla fiducia e sull’indipendenza. In un contesto dove spesso si cerca di cambiare per compiacere, Rudy le ha dato la forza di non snaturarsi, di restare fedele a se stessa.
C’è stato un momento difficile, segnato dai discorsi sulla "nicchia" e sulla scarsa commerciabilità del suo stile. Sentirsi dire che non sei abbastanza competitiva perché sei troppo "particolare" può distruggerti, soprattutto se sei in una gara.
Ma è proprio in quei momenti che capisci quanto sia importante la coerenza. Trovare qualcuno che ti tende la mano e ti dice "io la vedo come te" è stata la sua salvezza emotiva, un sospiro di sollievo che ha riportato il sole.
Elena ha imparato che piacere a tutti è impossibile, ma piacere a se stessi è essenziale. La sua musica non deve per forza scalare le classifiche pop più scontate, deve solo vibrare in sintonia con quello che sente dentro.
L’amicizia vera e le connessioni sottopelle
Oltre le telecamere, quello che resta di un’esperienza come quella di Amici sono i rapporti umani. Per Elena, l’amicizia non è un legame superficiale, ma la scelta consapevole di una famiglia acquisita, di persone con cui condividere il peso del mondo.
Ancora oggi, sente molti dei suoi ex compagni, come Emiliano e Plasma, con cui ha creato un legame che va oltre la musica. Hanno condiviso una convivenza forzata in un micro-cosmo che solo loro possono capire fino in fondo.
Raccontarsi le paure, i sogni e i fallimenti crea una chimica che rimane Sottopelle, rendendo impossibile slegarsi davvero. È la bellezza di trovarsi tra simili, di sapere che c’è qualcuno che parla la tua stessa lingua anche quando il resto del mondo non capisce.
Questi legami sono la sua ancora di salvezza nei momenti di confusione, un porto sicuro dove tornare quando la pressione del successo diventa troppo forte. Perché alla fine, la musica è condivisione, e senza amici con cui festeggiare, i traguardi valgono la metà.
Elena è una ragazza che crede profondamente nel potere delle relazioni autentiche, quelle che non hanno bisogno di filtri social per esistere. È questa sua umanità a renderla così speciale agli occhi di chi la segue con passione.
Lettera alla Elena del passato: il coraggio Sottopelle
Se potesse tornare indietro nel tempo, Elena avrebbe tantissime cose da dire alla se stessa delle scuole medie. Quello è stato un periodo buio, segnato dalla vergogna di ammettere un sogno che sembrava troppo grande, quasi proibitivo.
A quell'età, dire "voglio fare la cantante" o "voglio vivere di musica" sembra quasi un’eresia, un volo pindarico che ti espone al giudizio degli altri. Per un periodo, Elena ha persino smesso di suonare, schiacciata dall’insicurezza e dal timore di non essere capita.
Oggi, però, direbbe a quella bambina che non c’è nulla di cui vergognarsi, che essere una persona artistica è un onore, non un peso. Creare qualcosa dal nulla, trasformare un’emozione in una melodia, è uno dei regali più belli che la vita possa fare.
Vorrebbe dirle di continuare a correre "a manetta", di non fermarsi davanti ai dubbi degli altri, perché quella è la sua strada. Il coraggio di essere se stessi è un muscolo che va allenato ogni giorno, finché non diventa naturale.
Ogni cicatrice del passato è diventata oggi una nota nelle sue canzoni, un motivo in più per essere orgogliosa del percorso fatto. La vergogna ha lasciato il posto alla consapevolezza, e quella bambina oggi sorride attraverso la sua voce.
Sul palco con Fiorella: l’adrenalina Sottopelle

Uno dei momenti più intensi della sua carriera post-Amici è stato senza dubbio l’apertura dei concerti di Fiorella Mannoia. Per Elena, Fiorella non è solo una grande artista, ma un’ispirazione costante che l’ha accompagnata fin dall’infanzia.
Cantare le sue canzoni in macchina con papà, scoprire la propria voce attraverso brani iconici come Quello che le donne non dicono, ha segnato il suo DNA musicale. Trovarsi su quel palco, davanti a migliaia di persone, è stato come chiudere un cerchio.
L’ansia prima di salire sul palco è qualcosa di indescrivibile, un battito accelerato che senti pulsare Sottopelle. Le mani tremano, il respiro si fa corto, ma è proprio quell’adrenalina a darti la carica per "sfondare tutto" e dare il massimo.
Ma una volta iniziato a cantare, la paura scompare e lascia il posto a un divertimento puro, quasi infantile. Il rapporto con il pubblico è uno scambio al 50%, un’energia circolare che si alimenta reciprocamente e crea una magia unica.
Fiorella l’ha accolta con una generosità immensa, facendola sentire a casa in un ambiente così prestigioso. Questa esperienza le ha insegnato che anche i grandi miti sono stati piccoli sognatori e che l’umiltà è la dote più grande di un vero artista.
Un futuro scritto Sottopelle
Mentre l’intervista volge al termine, Elena manda un saluto affettuoso a tutti gli ascoltatori, con quel sorriso che sa di chi ce l’ha fatta senza perdere l’anima. Il suo viaggio è appena iniziato, ma le basi sono solide come la roccia.
La sua musica continuerà a parlare di verità, di Africa, di ospedali, di amori finiti e di rinascite spettacolari. Perché Elena non sa fare altrimenti: per lei, cantare è l’unico modo per dare voce a ciò che vibra Sottopelle.
In un mondo che ci vuole tutti uguali e omologati, la sua "nicchia" è diventata il suo punto di forza, il suo marchio di fabbrica. Non ha paura di essere diversa, perché sa che la diversità è l’unica forma di bellezza che conta davvero.
E mentre si prepara per le prossime date del tour, resta quella ragazza semplice che ama la sua famiglia e i suoi amici. Una ragazza che ha capito che la musica non è un lavoro, ma un sogno che si è avverato a forza di crederci.
Il viaggio di Elena è una promessa mantenuta, un inno alla resilienza e alla bellezza del talento coltivato con amore. E noi continueremo ad ascoltarla, cercando tra le sue note quella stessa verità che portiamo, tutti noi, nascosta Sottopelle.
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